.
Annunci online

crisieconflitti1
Blog della rivista elettronica Crisi e conflitti.


Diario


8 novembre 2007

Salari e produttività : al di là di Draghi....

Vianello in un secondo articolo fa notare che negli anni '70 del secolo scorso si diceva che i bassi salari delle piccole imprese riflettevano la loro scarsa «capacità di pagare», dovuta a una bassa produttività. Quando le inchieste sul campo hanno mostrato che le piccole imprese subfornitrici impiegavano le stesse macchine che erano in uso nei corrispondenti reparti delle grandi imprese, si è compreso che non di limitata «capacità di pagare» si trattava, ma di una elevata «capacità di non pagare». Lo stesso si deve dire oggi delle imprese italiane, grandi medie e piccole, che pagano salari più bassi di loro concorrenti stranieri. Da dove nasce, si domanda retoricamente Vianello, questa loro straordinaria «capacità di non pagare»?



Leonello Tronti
 invece, sul periodico della Cisl “Conquiste del lavoro”fa notare che la diminuzione della produttività è stata favorita dal fatto che non c’era interesse da parte né delle imprese né dei sindacati aumentare la produttività stessa. Egli però da buon moderato non spiega il perché : essendo in realtà i dividendi della produttività stessa distribuiti quasi tutti a vantaggio dei profitti, i profitti delle imprese erano garantiti da questa iniqua redistribuzione, mentre i lavoratori erano largamente demotivati da essa. Anche Tronti nel suo appello alla fine confindustriale alla produttività intravede tra le sue possibili soluzioni di legare salario e produttività a livello aziendale. Questo rimedio che potrebbe funzionare in un contesto economico omogeneo e in un’economia avanzata del benessere (pensiamo ai paesi scandinavi ovviamente), sarebbe nel nostro contesto invece catastrofico : infatti, mentre la distribuzione del reddito è a livello dei paesi europei più avanzati nel centronord, è fortemente iniqua al sud e nelle isole, dove già la percentuale di investimenti diretti dall’estero (Ide) è miserabile. Una contrattazione salariale a livello aziendale in un tessuto dove le aziende a diffusione nazionale non sono la maggioranza finirebbe per sovrapporsi largamente alla divisione geografica del paese, aumenterebbe  sia la sperequazione tra Nord e Sud sia le differenze tra redditi all'interno del territorio meridionale del paese e dunque aumenterebbe un' ulteriore iniqua distribuzione dei redditi, rivelandosi un rimedio peggiore del male, con effetti sociali ancora più devastanti di quanto non lo siano adesso. Senza contare che la contrattazione di secondo livello riguarda una minoranza di lavoratori, per cui per la maggioranza la perdita del ruolo economico del primo livello contrattuale non avrebbe alcun momento di compensazione all'interno del secondo livello. Inoltre come dice bene un articolo di Tito Boeri (che vorrebbe argomentare per la bontà di una riforma del genere), legare il salario alla produttività servirebbe solo a ridurre i salari dei lavoratori delle grandi imprese, ma non consentirebbe un incremento dei salari dei lavoratori delle piccole imprese, proprio per la mancanza della contrattazione di secondo livello in queste ultime. Infatti dice testualmente Boeri che  "...Dato che non sembra (il sindacato) in grado di imporre un secondo livello di contrattazione in queste imprese, meglio evitare che la contrattazione integrativa sia sempre e comunque penalizzante per il datore di lavoro". Per cui alla fine i dividendi della produttività sarebbero redistribuiti in maniera ancora più iniqua. 

 

sfoglia     ottobre        febbraio
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario
Incontri
Libri

VAI A VEDERE

Rivista Crisi e conflitti
blog 0 di crisieconflitti.it
Italo Nobile
Porta di Massa
Salvio Lucchese



Annuncio Pubblicitario


































CERCA